GARANZIA PARTECIPATA: AGGIORNAMENTI E CONSIDERAZIONI

Il progetto della garanzia partecipata in Toscana sta lentamente, ma sicuramente, procedendo. Ormai i gruppi che lo stanno portando avanti comprendono qualche decina di produttori, nelle province di Firenze, Siena, Arezzo. Si tratta di un’ espansione del tipo a macchia d’olio (v. altro articolo di almanacco), che prevede rallentamenti, incertezze dovute a momenti di riflessione delle persone che aderiscono al progetto, magari con grande entusiasmo iniziale e successiva paura di non essere in grado di far fronte all’impegno che esso comporta.

A Como al convegno Agri-culture lo scorso 21 Maggio c’è stato un interessante confronto simile a quello organizzato nel 2010 a terra futura dalla fierucola. Erano presenti un rappresentante di aiab lombardia, Eva Torremocha dell’IFOAM PGS committee, Giuseppe De Santis di SCRET e il sottoscritto. A differenza della Toscana dove il progetto nasce su stimolo dei produttori, in Lombardia sono i consumatori organizzati nei gas e che hanno dato vita ad una cooperativa  sociale di distribuzione di prodotti bio, Corto Circuito, e ad una associazione che ha direttamente organizzato il convegno, L’isola che c’è,  a chiedere ai produttori l’adesione a questo sistema di garanzia del bio.  Comunque come in Toscana si tratta di progettualità  di base  nate direttamente dall’interesse dei produttori o da quello dei consumatori.  Al contrario l’esperienza del pgs Andaluso era costituita da un progetto finanziato dalla regione Andalusia e preconfezionato da IFOAM nella persona di Eva Torremocha. Progetto validissimo, ma che una volta caduto il governo regionale che l’aveva finanziato e sottoposto successivamente all’attacco degli enti certificatori, si è praticamente dissolto.

Riflettere  su questi diversi approcci con Eva e con gli altri presenti è stato sicuramente utile. 
Da una parte progetti preconfezionati e calati dall’alto possono sul momento risultare più convincenti: si offre (ovviamente dietro pagamento) subito al produttore un marchio di appartenenza che seppure non permette l’uso del termine bio, può risultare importante per i mercati non di prossimità, dall’altra l’esperienza dimostra quanto sia  importante una maturazione lenta, ma certa  del convincimento individuale sull’importanza delle dinamiche relazionali che si stabiliscono nei pgs.
Ma quanto lenta? Non si rischia, nel caso i processi di consolidamento e costruzione dei vari gruppi richiedano troppi anni, di perdersi in una fase di avvio fortemente localistica  autoreferenziale e come tale destinata lentamente ripiegarsi su stessa? Alla fine la prospettiva di perdita di significato e di conseguente dissoluzione dell’impegno non è molto diversa.  Allora bisogna lavorare con  una giusta velocità, che permetta da una parte di consolidare quello che  si costruisce, ma  lasci vedere possibili e vicini i passi successivi.

Insomma credo che alla fine di quest’anno sarà necessario per i vari gruppi un momento di confronto collettivo per decidere tutti insieme quali saranno le prospettive per la gp in Toscana nel 2012. 

Ci sarà una segreteria, un archivio, uno o più coordinatori? 
Solo un bilancio collettivo del lavoro svolto permetterà di rispondere a queste domande.
Saverio.