ECOLABORATORIO DEL CERAMISTA

 Nell'ambito della Fiera della Ceramica 2010, si e' svolto un importante incontro sul tema dell'ecocompatibilità del piccolo laboratorio artigiano del ceramista.

In particolare si e' affrontato e messo le basi per lo studio del modo di riutilizzo di tutte le materie prime che vengono utilizzate per la creazione di oggetti in ceramica, in modo da evitare scarti di lavorazione che possano in qualche modo essere dispersi nell'ambiente e formare una fonte di inquinamento.

A questo incontro ha partecipato l'ing. Claudio Lubello docente presso la Facoltà di Ingegneria Ambientale dell'Università degli Studi di Firenze il quale ha accettato di collaborare al progetto studiando con il laboratorio della facoltà. L'ecocompatibilità dei prodotti realizzati con il riutilizzo dei materiali di scarto.

Tutto ciò che viene utilizzato in ceramica e' di origine minerale, proviene dalla natura.

L'argilla che è un tipo di terra, è impastata con acqua essiccata all'aria cotta col fuoco, dopodiché torna ad essere una pietra, dalla quale nel corso di milioni di anni si è generata. Malgrado ciò non e' possibile per l'artigiano ceramista reintrodurre quest'argilla in natura in quanto viene considerata un rifiuto di lavorazione e come tale deve essere trattata affidandosi a ditte specializzate di smaltimento con costi che oltre ad essere esagerati sono inutili per piccoli artigiani che hanno la possibilità ed i margini per poter riutilizzare proficuamente questo materiale.

L'ing. Lubello ci ha raccontato che perfino le ruspe che lavorano la terra sugli argini di un corso d'acqua, una volta impalata, non potrebbero spostarla perché dovrebbe essere analizzata e trattata come rifiuto.

Anche i componenti delle coperture vetrose delle nostre ceramiche sono tutti naturali, essendo minerali ed ossidi di metalli, ma come alcune piante velenose possono essere nocivi per l'uomo.

Qui veramente per la loro concentrazione se rimessi in natura possono essere fonte di grande inquinamento.

Una volta cotti a formare la copertura vetrosa divengono inerti e tornano ad essere come una pietra non recando danno o tossicità all'ambiente e agli oggetti.

Per quanto riguarda gli oggetti ed i componenti ammessi alla Fierucola bisogna riferirsi alle regole del n 19.

Lo scopo dell'incontro e' stato quello di definire dei modi di riutilizzo totale di questi componenti (sciacquatura dei pennelli residui di smalti) e la collaborazione con il laboratorio della facoltà di ingegneria ambientale servirà soprattutto per il monitoraggio dell'ecocompatibilità del prodotto finito del riciclaggio.

Molte sono le soluzioni che può adottare un piccolo laboratorio per il riutilizzo totale di questi componenti, soluzioni che dall'industria non possono essere adottare perché i tempi influirebbero pesantemente sul costo finale dell'oggetto.

Per prima cosa bisogna adottare un modo di formare un circolo delle acque chiuso, nel senso che con una serie di vasche di decantazione, negli scarichi del lavandino non debba essere immesso nessun componente minerale o ossido metallico o argilla.

Con il prodotto di questa decantazione, l'acqua che anch'essa non può essere immessa nelle fogne perché potrebbe sempre contenere elementi in soluzione può essere riutilizzata per bagnare nuovi smalti o argille, oppure in estate fatta evaporare, si va a formare una polvere formata da una componente vetrosa una parte di ossidi metallici una parte argillosa, questa polvere, opportunamente miscelata con argilla può essere ricotta e resa inerte in varie forme, o riformando dei vasi del tipo da giardino con corpo vetrificato oppure può essere formato con l'ausilio di un contenitore un mattoncino che può essere utilizzato per costruzioni o decorazioni.